Ulivieri Scardigli
3 italiano
Perché stamparsi il libro da solo
4 7 sua Tea ì, LL Di
Sto per finire di scrivere un libro di racconti, Le ventiquattr'ore, e
ho messo questa spiegazione sulla pagina della presentazione del
libro su facebook e sul mio fb personale, a una domanda che mi è
stata rivolta, sulla pubblicazione del libro stesso. Di seguito
riporto cosa ho scritto.
Una amica mi chiede con che casa editrice pubblico il libro. Non lo
pubblico, nel senso che me lo stampo da me. Ci sono delle ragioni
ovviamente. Nei mesi scorsi, sapendo che il libro stava per essere
finito, ho cercato di capire cosa fosse meglio, se stamparmelo da
solo oppure utilizzare un sito come il mio libro, o magari cercare
una casa editrice, o trovare un'altra soluzione, se c'era. Ho letto
pagine e pagine di articoli sulla pubblicazione e
l'autopubblicazione, sull'editoria, sulla distribuzione dei libri,
sulla situazione delle librerie, sui problemi della letteratura
contemporanea, sui meccanismi di pubblicazione e editoriali,
eccetera eccetera... su questi argomenti, non scherzo, ho letto
centinaia di articoli, ma veramente centinaia, e ho anche visto una
quantità di video, dibattiti e conferenze online, due, trecento, non
li ho contati, forse di più... e poi naturalmente ho letto discussioni
commenti e post online, soprattutto sui profili fb di persone che si
occupano di editoria o letteratura, o di editori eccetera e anche qui
ci ho perso le ore... insomma, mi sono fatto, direi, una cultura
sull'editoria e la letteratura contemporanea e alla fine sono
arrivato alla decisione di stamparmi il libro da solo, per una serie
di buoni motivi. La lista dei motivi è lunghissima. Provo a
riassumere:
l'editore decide quante copie stampare, dove distribuirle, per
quanto tempo proporle alle librerie; ho letto di scrittori che si
lamentano perché manco sono riusciti a sapere quante copie del
loro libro siano state stampate, o anche vendute, evidentemente di
fatto non c'è modo di saperlo con certezza o probabilmente
l'editore se vuole trova il modo per evitare di farlo sapere, per
quanto in teoria ci sarebbero pure delle leggi sui rendiconti;
l'editore può ritirare le copie dalle librerie quando vuole o in
generale può togliere dalla vendita il libro quando vuole e può
mandare al macero tutte le copie che vuole senza nemmeno dirlo
all'autore; può decidere di sostenere il libro, provando a piazzarlo
e a farlo vendere, ma non è obbligato; può decidere di investire in
promozione o provare a fare qualcosa di più di quello che fa per
tutti i libri che pubblica, ma può anche decidere di non farlo, e il
più dei casi non lo fa, cioè per lui tutti i libri che pubblica sono più
o meno uguali; in generale, i libri sono distribuiti alle librerie, che
in linea di massima li pagano, ma se i libri non sono venduti, le
librerie li rimandano indietro, e se le librerie li hanno pagati,
l'editore ridà indietro i soldi alle librerie dei libri invenduti, un
meccanismo mai visto in altri settori commerciali, almeno che io
sappia; non c'è modo per l'autore di fare qualcosa per promuovere
la vendita, la promozione del libro spetta alla casa editrice,
peraltro, l'autore non può fare nulla nemmeno per promuovere la
vendita del suo libro anche nelle librerie, le quali decidono da sole,
cioè ogni libreria fa caso a sé e decide evidentemente quali libri
promuovere, su cosa puntare oppure no; in generale, e è ovvio,
sono i libri che più si vendono che la libreria tenderà a
promuovere e a proporre, ai clienti; le librerie sono molto spesso
di catena cioè di società che sono sia editori che distributori che
proprietari delle librerie, un fenomeno che non è solo italiano ma
che da noi è particolarmente vistoso (che strano eh?!), e le librerie
di catena, hanno interesse ovviamente a vendere soprattutto i libri
che loro stesse, cioè le case editrici che le posseggono, pubblicano;
ci sono anche le librerie cosiddette indipendenti ma devono fare i
conti con i meccanismi della distribuzione che è in mano a due o
tre grandi società di distribuzione che sono di proprietà di alcune
delle grosse società o meglio galassie di società di grosse case
editrici, e quindi nel più dei casi anche le librerie indipendenti,
dovendo rifornirsi di solito a quei tre o quattro distributori,
proprietà delle grosse case editrici, non sono indipendenti per
niente; il meccanismo della distribuzione e della vendita ha di
fatto modificato anche l'edizione e la pubblicazione dei libri, per
cui un libro si lascia due, tre settimane in libreria e poi se non
vende si toglie, si ritira e si manda al macero, e si sostituisce con
uno nuovo, il quale se non è venduto massicciamente fa la fine di
quell'altro; questi meccanismi sono peraltro gli stessi anche nelle
librerie di catena, non solo nelle indipendenti; in questo modo, il
numero di libri pubblicati in Italia è arrivato a 70 mila titoli l'anno,
di cui la stragrande maggioranza finisce al macero; le case editrici
anche quelle grandi, vivono di pochi titoli che vendono tantissimo
su cui fanno dei guadagni spaventosi, perché i costi di stampa e
produzione si sono abbassati e quando un libro comincia a
vendere sopra le venti o trentamila copie, non parliamo poi di
cinquanta o centomila, i guadagni sono allucinanti; il resto dei
titoli pubblicati fa massa e permette di far girare il catalogo,
buttando dentro nelle librerie a ritmo folle una serie di esordienti
o scrittori di ogni tipo e di ogni età, sia mai che uno sfonda e si
mette a vendere così, perché al pubblico dei lettori piace (e
succede infatti, che è il motivo per cui i titoli frullano sugli scaffali
delle librerie alla velocità della luce); le case editrici vendono
anche online, in negozi di loro proprietà oppure tramite
piattaforme varie ma il meccanismo è lo stesso, con la differenza
che il titolo magari resta maggiormente in vendita e ci sono più
possibilità anche per i piccoli autori e editori, ma non sempre
perché chi compra online è lo stesso pubblico pecora che compra
nelle librerie, e lo fa seguendo esattamente le stesse mode che
vanno per la maggiore e che fanno vendere solo pochissimi autori
noti; peraltro, tenere il libro a disposizione per la vendita anche
online può vuol dire tenere occupato per lui una parte del
magazzino con dei costi; amazon (oltre a far pisciare i propri
dipendenti nelle bottiglie di plastica per fargli perdere meno
tempo nelle consegne, ma di quello parliamo dopo) non ha più
interesse di una casa editrice nella vendita di un libro in
particolare rispetto ai milioni che già vende, e come è ovvio, su
amazon i libri di successo sono quelli che amazon mette in risalto;
parlando del compenso per l'autore, se l'autore vende e è uno
scrittore famoso, la casa editrice è dispostissima a dargli un
compenso adeguato, che può essere un anticipo che poi lo scrittore
si tiene anche se il libro non vende, o anche una percentuale a
copia venduta; sul prezzo copertina di 20 euro, l'autore magari ne
prende uno o due, forse qualcosa di più ma deve essere uno da
parecchie decine di migliaia di copie vendute di media dei suoi
libri; gli esordienti in genere su 20 euro di prezzo di copertina, si
prendono 60 centesimi a copia o anche meno, a volte nulla, a volte
un piccolo compenso in forma di anticipo sulle vendite, che
rimane all'autore anche se il libro vende poco o nulla, ma
ovviamente a quel punto la casa editrice si rifà recuperando dalla
vendita a peso della carta da macero, incassa quel poco che ha
ricavato dalla vendita nelle librerie del libro e tira avanti con i
soldi che intanto ha fatto di quei titoli che vendono migliaia di
copie, se ce li ha tra i suoi libri pubblicati, sennò fallisce e infatti,
un mucchio di case editrici falliscono ogni anno, e spesso
falliscono proprio le case editrici coraggiose che provano a
pubblicare libri decenti e vagamente interessanti (che strano eh?!);
di recente ormai si è consolidata la prassi di non dare anticipi
all'autore, se è esordiente, e spesso anche se non è esordiente, con
il che il lancio di un libro nelle librerie costa ancora meno alla casa
editrice, e quindi così la casa editrice aumenta il numero di titoli
che fa girare nel suo catalogo, e questo aumenta la possibilità che
tra quelli ci sia quello che vende abbastanza da rimettere in sesto i
conti, pareggiare i costi degli altri libri andati male, guadagnarci e
mandare avanti la casa editrice un altro anno.
Devo continuare? già questo folle carnevale dovrebbe far capire
che non ha nessun senso pubblicare un libro con una casa editrice
oggi, né con quelle grandi né con quelle piccole o indipendenti,
perché è il meccanismo perverso che si è creato in editoria,
purtroppo, da parecchi anni a questa parte che non funziona, e
stritola qualunque tentativo di non allinearsi, di non adeguarsi
all'andazzo generale. Ma questi che ho riportato, sono solo alcuni
dei motivi per non pubblicare. Non ho ancora toccato molti altri
argomenti, per esempio non ho toccato l'argomento libro in sé. La
casa editrice chiede e ottiene sempre tutte le modifiche al libro che
ritiene necessarie, perché gli autori, pur di farsi pubblicare,
accettano qualunque condizione; il titolo del libro lo deve
approvare la casa editrice, e spesso è la casa editrice che lo sceglie;
ho sentito dire a una notissima scrittrice, gloria nazionale, che ha
dovuto lottare con l'editore che voleva cambiare il titolo del suo
libro, e alla fine c'è riuscita a fatica; riscritture, anche estese, e
modifiche leggere o anche pesanti, veri e propri stravolgimenti
non solo al testo, ma persino alla storia, al linguaggio usato, ai
personaggi sono comuni; in generale, le modifiche sono richieste
dalle case editrici per far vendere di più il libro e renderlo più
commerciale e vendibile (che strano eh??! chi l'avrebbe detto!);
anche agli editori che si professano più puri più attenti al valore
della cultura e dell'arte, più indipendenti capita di massacrare
senza pietà i testi che pubblicano, con modifiche sia di forma che
di sostanza, per esempio imponendo all'autore di cambiare la
scrittura del testo dalla prima alla terza persona; modifiche nella
trama possono arrivare al punto da togliere o aggiungere
personaggi, e persino alla riscrittura completa di pezzi interi del
libro, cioè qualcuno della casa editrice o su richiesta della casa
editrice si incarica di riscrivere pezzi interi del libro, e lo fa, e lo
scrittore è tenuto a accettarlo, altrimenti non pubblica; la
copertina, la sinossi, la presentazione del libro viene fatta dalla
casa editrice nei modi e con le parole e le immagini che vuole la
casa editrice; i tempi della lavorazione del libro sono quelli decisi
dalla casa editrice, secondo le necessità e le richieste della casa
editrice, come dipende dalla casa editrice la data della
pubblicazione o eventuale rinvio o quant'altro. A parole poi le case
editrici sembra che sostengano gli autori e che facciano tutto per
loro, anche le famose correzioni o modifiche di cui sopra, così
dicono, sono fatte per l'autore, perché spesso è in crisi e non riesce
a trovare sé stesso e la sua voce autentica e quindi tocca al
dirigente della casa editrice di spinconirlo e di aiutarlo a credere in
sé stesso, tirandogli fuori quello che lui ha già dentro di sé ma che
non riesce a trovare la via d'uscita (giuro, si arriva a giustificare il
massacro di un testo anche con superscazzole di questo genere);
gli autori sono quindi dei bambini che non si sanno esprimere e
quindi hanno bisogno di qualcuno che li aiuti, come una maestra
d'asilo; a parole ovviamente, tutto questo non lede minimamente
l'autenticità e l'originalità di uno scrittore perché appunto,
l'editore ha solo che aiutato lo scrittore che è sempre in crisi, per
definizione, e non gli riesce nemmeno di togliersi il classico dito
da solo (scusate il francese); naturalmente, gli stessi editori dicono
che così sì, che si sostiene la creatività e l'originalità degli autori;
dicono quindi di sostenere a spada tratta la letteratura senza
compromessi, di un alto valore, anche formale, la vera arte, e poi i
cataloghi degli editori son pieni di gialli, oppure di thriller o di
noir oppure di storielle d'amore adolescenziale oppure di storie
scritte da personaggi noti oppure di traduzioni da grossi successi
internazionali oppure da capolavori del passato oppure da storie
che vanno di moda ora come la narrativa non narrativa cioè
semplice giornalismo o di romanzi storici tamarrissimi o romanzi
sentimentali o cose di questo genere; oppure di roba mezza e
mezza, che è persino peggio di tutta la robaccia assortita qui
sopra, perché non ha nemmeno il coraggio di essere solo robaccia,
come cosette mezze intimiste mezze con delle pretese, o delle
vaghe ambizioni, mezza letteratura o meglio un quarto di
letteratura e il resto robaccia, con tutte le varianti incrociando la
robaccia qua sopra con un quarto, o anche meno, di letteratura; un
quarto di letteratura e il resto thriller, un quarto di letteratura e il
resto romanzaccio sentimentale, un quarto di letteratura e il resto
storiellina adolescenziale, eccetera eccetera eccetera; storie quel
che è peggio fatte a tavolino, cioè operazioni fatte a tavolino per
pigliare dentro nelle reti come pesci tutti quelli per i quali la
letteratura deve essere quella, una verniciatura di letteratura e il
resto robaccia; per cui, le case editrici possono dire quello che gli
pare, ma la realtà è che chi scrive deve adattarsi all'andazzo e
accettare tutto quanto sopra, altrimenti non pubblicano, deve
accettare modifiche e imposizioni ad libitum su qualunque
argomento riguardi il libro, sia commerciale che letterario;
e, non ho parlato delle condizioni di lavoro.
qui si apre un capitolo incredibile ma mica poi strano, perché viste
le premesse di sopra, nell'editoria, non poteva sussistere un
ambiente di lavoro pulito e cristallino. Abbiamo già parlato dei
fattorini di amazon che la ditta costringe a pisciare nelle bottiglie
di plastica, per fare prima le consegne; ma amazon ha ormai una
lunga storia di vessazioni sul luogo di lavoro, senza parlare poi
della residenza fiscale in Lussemburgo, e di altre contestazioni
assortite, su wikipedia inglese c'è la pagina criticism of amazon
che è lunga come la fame; ma non è l'unico operatore nell'editoria
che sfrutta sudicamente i lavoratori, perché anche nelle case
editrici italiane o nelle librerie di catene, e da altre parti, vigono
condizioni di lavoro da fame, spesso; una serie di articoli
illuminanti sull'argomento sono quelli di Redacta (https: / /
www.actainrete.it /redacta/blog/), si tenta in tutti i modi di
pagare il meno possibile i dipendenti, con ogni mezzo lecito e
illecito, finte partite iva, il ricorso continuo a stagisti con rimborsi
spese ridicoli o nessun rimborso, pagamenti rinviati per mesi o
che saltano proprio, contratti che non ci sono, malattie e
gravidanza aleatori, orari di lavoro che non hanno fine, o orari che
non esistono, tanto che io mi sono fatto l'idea che la pubblicazione
dei libri, e conseguentemente la sopravvivenza dell'editoria
italiana, è dovuta principalmente in questo mercato asfittico e
concentrato nelle mani di pochi pesci, al risparmio che gli editori
grandi piccoli e medi, fanno sul lavoro, è evidente che se non
paghi i dipendenti perché prendi uno stagista dietro l'altro,
oppure metti in atto uno dei sistemi di cui sopra finte partite iva
eccetera risparmi parecchio per cui ti puoi permettere di spendere
di più per stampare più libri e rischiare più spesso il macero e
anche di andare sotto o in pari per più libri. Quindi chi pubblica
con una casa editrice, a meno di non avere la certezza di capitare
con gente onesta, che data la situazione comunque si trova in una
posizione molto scomoda e precaria, chi pubblica con una casa
editrice rischia di farlo sulla pelle di ragazzi e anche persone più
grandi non pagate o pagate illegalmente troppo poco, oppure
pagate legalmente ma sempre poco come nel caso delle finte
partite iva, che per me è comunque una porcata grandissima e una
vergogna assoluta. Ditemi voi come devo fare, perché non vedo
soluzioni a questo problema, non sono il cavaliere senza macchia e
senza paura dei poemi medievali ma l'idea di accettare questi
compromessi di cui sopra per la pubblicazione di un libro, non mi
piace per niente, e se posso evitare questi compromessi li evito,
adesso è possibile stamparsi da soli un libro, e è quello che infatti
ho deciso di fare.
Ci sono altre cose da dire, parecchie, sull'editoria, e non ho parlato
della letteratura, del mondo della letteratura contemporanea. E'
un mondo che è stato trascinato in basso dalla caduta etica e
morale delle case editrici, e del mondo editoriale in generale, e che
quindi risente fortemente di tutto questo squallore; ci sono altri
motivi, perché è evidente che l'editoria, come la letteratura, risente
dell'epoca sozzissima in cui viviamo, il mondo inteso come
pianeta in cui viviamo è questo e questa è la letteratura che
produce e che lo rispecchia in pieno; tra le altre cose, tra gli altri
motivi cioè per cui la letteratura ma non solo anche il cinema e
altre arti si dibatte nella melma c'è (mio vecchio pallino) l'influsso
pestifero della televisione, che in un mondo come detto che già
tende di suo allo squallido per ragioni sociali civili e politiche, ha
contribuito non poco a abbassare il livello sia dei lettori che degli
scrittori e persino dei critici letterari e degli insegnanti di
letteratura, nelle scuole e nelle università; d'altronde come detto,
in questo periodo si vive, è tipo il periodo in cui viveva Rutilio
Namaziano con la decadenza dell'Impero Romano, si sta in un
periodo particolarmente squallido e di caduta del mondo, questo
credo che in molti nonostante tutto se ne accorgano, salvo poi farsi
piacere lo stesso il piattume pubblicato, anche per influsso di tutto
lo squallore culturale in cui siamo immersi almeno dagli anni
ottanta, e che è finito direttamente dentro le persone, impedendo
di fatto di valutare il piattume per quello che è, cioè piattume.
Magari la prossima volta potrei approfondire questo argomento, e
ce ne è da dire parecchie di cose.
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